sabato 22 marzo 2008
sabato 23 febbraio 2008
domenica 10 febbraio 2008
Dipende.
Meglio mutare i propri desideri piuttosto che l'ordine del mondo
(Cartesio. Morale provvisoria)
L'uomo ragionevole adatta se stesso al mondo; quello irragionevole persiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Di conseguenza ogni progresso dipende dall'uomo irragionevole.
(G. B. Shaw, commediografo)
(Cartesio. Morale provvisoria)
L'uomo ragionevole adatta se stesso al mondo; quello irragionevole persiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Di conseguenza ogni progresso dipende dall'uomo irragionevole.
(G. B. Shaw, commediografo)
mercoledì 6 febbraio 2008
domenica 3 febbraio 2008
sabato 2 febbraio 2008
venerdì 1 febbraio 2008
lunedì 28 gennaio 2008
7) Analogia con una fontana. Coff, coff.
Clof, clop, clock,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch... 5
È giù,
nel cortile,
la povera
fontana
malata; 10
che spasimo!
sentirla
tossire.
Tossisce,
tossisce, 15
un poco
si tace...
di nuovo
tossisce.
Mia povera 20
fontana,
il male
che hai
il core
mi preme. 25
Si tace,
non getta
più nulla.
Si tace,
non s'ode 30
romore
di sorta,
che forse
che forse
sia morta? 35
Orrore!
Ah! No,
Rieccola,
ancora
tossisce. 40
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch… 45
La tisi
l'uccide.
Dio santo,
quel suo
eterno 50
tossire
mi fa
morire,
un poco
va bene, 55
ma tanto...
Che lagno!
Ma Habel!
Vittoria!
Andate, 60
correte,
chiudete
la fonte,
mi uccide
quel suo 65
eterno
tossire!
Andate,
mettete
qualcosa 70
per farla
finire,
magari…
magari
morire. 75 Madonna!
Gesù!
Non più!
Non più.
Mia povera 80
fontana,
col male
che hai,
finisci
vedrai, 85
che uccidi
me pure.
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete, 90
clocchete,chchch…
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch... 5
È giù,
nel cortile,
la povera
fontana
malata; 10
che spasimo!
sentirla
tossire.
Tossisce,
tossisce, 15
un poco
si tace...
di nuovo
tossisce.
Mia povera 20
fontana,
il male
che hai
il core
mi preme. 25
Si tace,
non getta
più nulla.
Si tace,
non s'ode 30
romore
di sorta,
che forse
che forse
sia morta? 35
Orrore!
Ah! No,
Rieccola,
ancora
tossisce. 40
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch… 45
La tisi
l'uccide.
Dio santo,
quel suo
eterno 50
tossire
mi fa
morire,
un poco
va bene, 55
ma tanto...
Che lagno!
Ma Habel!
Vittoria!
Andate, 60
correte,
chiudete
la fonte,
mi uccide
quel suo 65
eterno
tossire!
Andate,
mettete
qualcosa 70
per farla
finire,
magari…
magari
morire. 75 Madonna!
Gesù!
Non più!
Non più.
Mia povera 80
fontana,
col male
che hai,
finisci
vedrai, 85
che uccidi
me pure.
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete, 90
clocchete,chchch…
domenica 27 gennaio 2008
6) Io, grazie a dio, sono sempre stato ateo. (Luis Brunuel)
Mia cara piccola seimiliardesima persona vivente, in quanto membro di più recente acquisizione di una specie notoriamente indagatrice, probabilmente non passerà molto tempo prima che tu cominci a porre le due domande da sessantaquattromila dollari su cui noialtri 5.999.999.999 ci arrovelliamo da un bel po' di tempo: come siamo arrivati qui? E ora che siamo arrivati qui, come dobbiamo vivere?
Stranamente — come se sei miliardi di noi non fossero abbastanza per tirare avanti — quasi certamente ti diranno che per dare una risposta alla domanda sulle origini devi credere nell'esistenza di un altro Essere ancora, invisibile, ineffabile, «da qualche parte lassù», un creatore onnipotente che noi povere e limitate creature non siamo in grado nemmeno di percepire, tanto meno di comprendere. Verrai fortemente incoraggiato o incoraggiata, in altre parole, a immaginare un paradiso dove risiede almeno un dio. Questo dio-cielo, si racconta, fabbricò l'universo rimestando la materia in un gigantesco pentolone. O danzando. O vomitando la Creazione da dentro di sé. O semplicemente evocandola, ed essa Fu. In alcune delle più interessanti storie sulla creazione, l'unico, potente dio-cielo viene suddiviso in numerose forze di minore importanza: divinità minori, avatar, colossali e metamorfici «progenitori» che con le loro avventure danno forma al paesaggio, o i capricciosi, sregolati, cospiratori, crudeli pantheon dei grandi politeismi, le cui sfrenate azioni ti convinceranno che il vero motore della creazione fu la brama: di potere infinito, di corpi umani troppo facili da spezzare, di nuvole di gloria. Ma è corretto aggiungere che vi sono anche storie che offrono il messaggio che l'impulso creativo primario fu, ed è, l'amore.
Molte di queste storie ti colpiranno per la loro straordinaria bellezza, e dunque per la loro capacità di seduzione. Malauguratamente, però, non sarà una reazione puramente letteraria che chiederanno da te. Solo le storie delle religioni «morte» possono essere apprezzate per la loro bellezza. Le religioni vive ti chiedono molto di più. E ti diranno dunque che credere nelle «tue» storie, e aderire ai rituali di culto sviluppatisi intorno a esse, dovrà diventare una parte fondamentale della tua esistenza in questo mondo affollato. Le chiameranno il cuore della tua cultura, della tua identità individuale, perfino. È possibile che a un certo punto arriveranno a sembrarti qualcosa a cui non sì può sfuggire, non come non si può sfuggire alla verità, ma come non si può sfuggire a una prigione. Forse, a un certo punto, smetteranno di apparirti come i testi in cui degli esseri umani hanno cercato di risolvere un grande mistero, e ti appariranno invece come i pretesti per consentire ad altri esseri umani, consacrati all'uopo, di tiranneggiarti. Ed è vero che la storia umana è piena di pubblica oppressione inferta dagli aurighi degli dei. Ma le persone religiose ritengono che il conforto privato che la religione da è più che sufficiente a compensare il male fatto in suo nome.
Con lo svilupparsi della conoscenza umana, è diventato anche evidente che ogni storia religiosa mai raccontata sul come siamo arrivati qui è, semplicemente, sbagliata. È questo, in definitiva, che accomuna tutte le religioni. Non c'hanno indovinato. Niente rimestìo celeste, niente danza del creatore, niente vomitìo di galassie, niente progenitori canguri o serpenti, niente Valhalla, niente Olimpo, niente sei giorni di giochi di prestigio seguiti da un giorno di riposo. Sbagliato, sbagliato, sbagliato. Qui, però, accade qualcosa di davvero strano. L'erratezza delle storie sacre non ha sminuito neanche un po' lo zelo del credente devoto. Anzi: la pura e semplice, anacronistica assurdità della religione spinge il religioso a insistere con ancor più fervore sull'importanza della fede cieca.
Per effetto di questa fede, tra l'altro, si è rivelato impossibile, in molte parti del mondo, impedire che i numeri della razza umana si gonfiassero fino a proporzioni allarmanti. La colpa del sovraffollamento del pianeta, almeno in parte, dàlla alla sventatezza delle guide spirituali della razza. Nell'arco della tua vita, potresti tranquillamente arrivare a vedere la nascita del novemiliardesimo cittadino del mondo. Se sei indiano o indiana (e c'è una possibilità su sei che tu lo sia) sarai vivo (o viva) quando, grazie al fallimento dei programmi di pianificazione delle nascite in questa terra povera e oppressa da Dio, la popolazione del tuo Paese supererà quella della Cina. E se troppe persone stanno nascendo, anche per effetto dell'ostilità delle religioni al controllo delle nascite, troppe persone stanno anche morendo, perché la cultura religiosa, rifiutando di affrontare le realtà della sessualità umana, rifiuta anche di combattere la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili.
Ci sono quelli che dicono che le grandi guerre del nuovo secolo saranno ancora una volta guerre di religione, jihad e crociate, come furono nel Medioevo. Anche se ormai da anni l'aria risuona delle grida di battaglia di fedeli che trasformano i loro corpi in bombe del Signore, e anche delle urla delle loro vittime, non ho voluto credere a questa teoria, o quantomeno non nel modo in cui la maggior parte delle persone la concepiscono.
Ho sostenuto per molto tempo che lo «scontro di civiltà» di Samuel Huntington è un'iper-semplificazione.Che la maggior parte dei musulmani non ha alcun interesse a prendere parte a guerre religiose. Che le divisioni nel mondo islamico sono altrettanto profonde delle cose che lo uniscono. (Basta dare uno sguardo ai conflitto tra sunniti e sciiti in Iraq, se si ha qualche dubbio.) È alquanto difficile trovare qualcosa che assomigli a un obbiettivo comune di tutto l'islam. Perfino dopo che la non islamica Nato combatte una guerra per i kosovari, albanesi e musulmani, il mondo islamico fu lento a farsi avanti con gli aiuti umanitari tanto necessari.
Le vere guerre di religione, sostengo io, sono le guerre che le religioni scatenano contro i comuni cittadini che rientrano nella loro «sfera di influenza». Sono guerre dei devoti contro gli indifesi (in gran parte): fondamentalisti americani contro medici abortisti, mullah iraniani contro la minoranza ebraica nel loro Paese, i talebani contro il popolo afghano, i fondamentalisti indù di Bombay contro i residenti musulmani, sempre più impauriti, di quella città.
E le vere guerre di religione sono anche le guerre che le religioni scatenano contro i non credenti, la cui non tollerabile nonfede viene reinterpretata come un delitto, come ragione sufficiente per eliminarli.
Col passare del tempo, però, sono stato obbligato a riconoscere una cruda verità, che le masse dei cosiddetti «musulmani comuni» sembrano aver comprato le fantasie paranoidi degli estremisti, e sembrano spendere più energie a mobilitarsi contro vignettisti, romanzieri o il papa, che a condannare, emarginare ed espellere gli assassini fascisti presenti tra loro. Se questa maggioranza silenziosa consente che una guerra venga condotta in suo nome, allora, in definitiva, in quella guerra diventa complice.
E forse allora, dopo tutto, sta effettivamente iniziando una guerra di religione, perché ai peggiori tra noi viene concesso di dettare l'agenda al resto di noi, e perché i fanatici, che fanno sul serio, non incontrano un'opposizione sufficientemente forte da parte della «loro gente».
E se è così, allora i vincitori di una simile guerra non devono essere gli ottusi, quelli che marciano in battaglia, come sempre, con Dio al loro fianco. Scegliere la nonfede è scegliere la ragione contro il dogma, fidarsi della nostra umanità invece di tutte queste pericolose divinità. E dunque, come siamo arrivati qui? Non cercare la risposta nei libri di storia «sacri». L'imperfetta conoscenza umana magari sarà una via accidentata e piena di insidie, ma è la sola strada alla saggezza che valga la pena imboccare. Virgilio, che credeva che l'apicoltore Aristeo potesse generare spontaneamente nuove api dalla carcassa putrefatta di una mucca, era più vicino alla verità sulle origini di tutti i venerati libri antichi.
Le saggezze antiche sono sciocchezze moderne. Vivi nel tuo tempo, usa quello che conosci e quando sarai diventato adulto, forse finalmente la razza umana sarà diventata adulta con te e avrà messo da parte le cose da bambini.
Come dice la canzone, It's easy if you try, se ci provi è facile.
Quanto alla moralità, il secondo grande interrogativo - come dobbiamo vivere? Quali sono le cose giuste da fare, e quali quelle sbagliate? - dipenderà se sarai disposto, o disposta, a pensare con la tua testa. Solo tu puoi decidere se vuoi che siano i preti a elargirti la legge, e accettare che il bene e il male siano, in qualche modo, esterni a noi stessi. A mio parere, la religione, anche nella sua versione più sofisticata, essenzialmente infantilizza il nostro io etico fissando infallibili Arbitri morali e irredimibili Tentatori immorali al di sopra di noi; i genitori eterni, bene e male, luce e ombra del regno ultraterreno.
Come potremo, dunque, compiere scelte etiche senza un regolamento o un giudice divino? La nonfede è solo il primo passo della lunga deriva verso la morte cerebrale del relativismo culturale, in base al quale molte cose insopportabili - la circoncisione femminile, per nominarne soltanto una – possono essere giustificate con la specificità culturale, e può essere ignorata anche l'universalità dei diritti umani? (Quest'ultimo capolavoro di disfacimento morale trova sostenitori in alcuni tra i regimi più autoritari del pianeta, e anche, ed è inquietante, sugli editoriali del Daily Telegraph).
No, non è il primo passo verso il relativismo culturale, ma le ragioni per sostenere questa tesi non sono così chiare e distinte. Solo l'ideologia radicale è chiara e distinta. La libertà, che è la parola che uso per definire la posizione etico-laica, è inevitabilmente più confusa. Sì, la libertà è quello spazio in cui può regnare la contraddizione, è un dibattito infinito. Non è, in sé, la risposta all'interrogativo morale, è la conversazione su quell'interrogativo.
Ed è molto di più di semplice relativismo, perché non è semplicemente un chiacchiericcio senza fine, ma un luogo in cui si compiono le scelte e si definiscono e difendono i valori. La libertà intellettuale, nella storia europea, ha significato principalmente libertà dai vincoli della Chiesa, non dai vincoli dello Stato. Questa è la battaglia che combatteva Voltaire, ed è anche quello che tutti i sei miliardi di noi potremmo fare per noi stessi, la rivoluzione in cui ognuno di noi potrebbe giocare la sua piccola, seimiliardesima parte: potremmo, una volta per tutte, rifiutare di permettere ai preti e alle storie immaginarie in nome delle quali essi pretendono di parlare, di essere i poliziotti delle nostre libertà e del nostro comportamento. Potremmo, una volta per tutte, rimettere le storie nei libri, rimettere i libri sugli scaffali e vedere il mondo semplice e sdogmatizzato.
Immagina che non ci sia nessun regno dei cieli, mio caro seimiliardesimo, e improvvisamente il cielo cesserà di avere limiti.
Salman Rushdie
Stranamente — come se sei miliardi di noi non fossero abbastanza per tirare avanti — quasi certamente ti diranno che per dare una risposta alla domanda sulle origini devi credere nell'esistenza di un altro Essere ancora, invisibile, ineffabile, «da qualche parte lassù», un creatore onnipotente che noi povere e limitate creature non siamo in grado nemmeno di percepire, tanto meno di comprendere. Verrai fortemente incoraggiato o incoraggiata, in altre parole, a immaginare un paradiso dove risiede almeno un dio. Questo dio-cielo, si racconta, fabbricò l'universo rimestando la materia in un gigantesco pentolone. O danzando. O vomitando la Creazione da dentro di sé. O semplicemente evocandola, ed essa Fu. In alcune delle più interessanti storie sulla creazione, l'unico, potente dio-cielo viene suddiviso in numerose forze di minore importanza: divinità minori, avatar, colossali e metamorfici «progenitori» che con le loro avventure danno forma al paesaggio, o i capricciosi, sregolati, cospiratori, crudeli pantheon dei grandi politeismi, le cui sfrenate azioni ti convinceranno che il vero motore della creazione fu la brama: di potere infinito, di corpi umani troppo facili da spezzare, di nuvole di gloria. Ma è corretto aggiungere che vi sono anche storie che offrono il messaggio che l'impulso creativo primario fu, ed è, l'amore.
Molte di queste storie ti colpiranno per la loro straordinaria bellezza, e dunque per la loro capacità di seduzione. Malauguratamente, però, non sarà una reazione puramente letteraria che chiederanno da te. Solo le storie delle religioni «morte» possono essere apprezzate per la loro bellezza. Le religioni vive ti chiedono molto di più. E ti diranno dunque che credere nelle «tue» storie, e aderire ai rituali di culto sviluppatisi intorno a esse, dovrà diventare una parte fondamentale della tua esistenza in questo mondo affollato. Le chiameranno il cuore della tua cultura, della tua identità individuale, perfino. È possibile che a un certo punto arriveranno a sembrarti qualcosa a cui non sì può sfuggire, non come non si può sfuggire alla verità, ma come non si può sfuggire a una prigione. Forse, a un certo punto, smetteranno di apparirti come i testi in cui degli esseri umani hanno cercato di risolvere un grande mistero, e ti appariranno invece come i pretesti per consentire ad altri esseri umani, consacrati all'uopo, di tiranneggiarti. Ed è vero che la storia umana è piena di pubblica oppressione inferta dagli aurighi degli dei. Ma le persone religiose ritengono che il conforto privato che la religione da è più che sufficiente a compensare il male fatto in suo nome.
Con lo svilupparsi della conoscenza umana, è diventato anche evidente che ogni storia religiosa mai raccontata sul come siamo arrivati qui è, semplicemente, sbagliata. È questo, in definitiva, che accomuna tutte le religioni. Non c'hanno indovinato. Niente rimestìo celeste, niente danza del creatore, niente vomitìo di galassie, niente progenitori canguri o serpenti, niente Valhalla, niente Olimpo, niente sei giorni di giochi di prestigio seguiti da un giorno di riposo. Sbagliato, sbagliato, sbagliato. Qui, però, accade qualcosa di davvero strano. L'erratezza delle storie sacre non ha sminuito neanche un po' lo zelo del credente devoto. Anzi: la pura e semplice, anacronistica assurdità della religione spinge il religioso a insistere con ancor più fervore sull'importanza della fede cieca.
Per effetto di questa fede, tra l'altro, si è rivelato impossibile, in molte parti del mondo, impedire che i numeri della razza umana si gonfiassero fino a proporzioni allarmanti. La colpa del sovraffollamento del pianeta, almeno in parte, dàlla alla sventatezza delle guide spirituali della razza. Nell'arco della tua vita, potresti tranquillamente arrivare a vedere la nascita del novemiliardesimo cittadino del mondo. Se sei indiano o indiana (e c'è una possibilità su sei che tu lo sia) sarai vivo (o viva) quando, grazie al fallimento dei programmi di pianificazione delle nascite in questa terra povera e oppressa da Dio, la popolazione del tuo Paese supererà quella della Cina. E se troppe persone stanno nascendo, anche per effetto dell'ostilità delle religioni al controllo delle nascite, troppe persone stanno anche morendo, perché la cultura religiosa, rifiutando di affrontare le realtà della sessualità umana, rifiuta anche di combattere la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili.
Ci sono quelli che dicono che le grandi guerre del nuovo secolo saranno ancora una volta guerre di religione, jihad e crociate, come furono nel Medioevo. Anche se ormai da anni l'aria risuona delle grida di battaglia di fedeli che trasformano i loro corpi in bombe del Signore, e anche delle urla delle loro vittime, non ho voluto credere a questa teoria, o quantomeno non nel modo in cui la maggior parte delle persone la concepiscono.
Ho sostenuto per molto tempo che lo «scontro di civiltà» di Samuel Huntington è un'iper-semplificazione.Che la maggior parte dei musulmani non ha alcun interesse a prendere parte a guerre religiose. Che le divisioni nel mondo islamico sono altrettanto profonde delle cose che lo uniscono. (Basta dare uno sguardo ai conflitto tra sunniti e sciiti in Iraq, se si ha qualche dubbio.) È alquanto difficile trovare qualcosa che assomigli a un obbiettivo comune di tutto l'islam. Perfino dopo che la non islamica Nato combatte una guerra per i kosovari, albanesi e musulmani, il mondo islamico fu lento a farsi avanti con gli aiuti umanitari tanto necessari.
Le vere guerre di religione, sostengo io, sono le guerre che le religioni scatenano contro i comuni cittadini che rientrano nella loro «sfera di influenza». Sono guerre dei devoti contro gli indifesi (in gran parte): fondamentalisti americani contro medici abortisti, mullah iraniani contro la minoranza ebraica nel loro Paese, i talebani contro il popolo afghano, i fondamentalisti indù di Bombay contro i residenti musulmani, sempre più impauriti, di quella città.
E le vere guerre di religione sono anche le guerre che le religioni scatenano contro i non credenti, la cui non tollerabile nonfede viene reinterpretata come un delitto, come ragione sufficiente per eliminarli.
Col passare del tempo, però, sono stato obbligato a riconoscere una cruda verità, che le masse dei cosiddetti «musulmani comuni» sembrano aver comprato le fantasie paranoidi degli estremisti, e sembrano spendere più energie a mobilitarsi contro vignettisti, romanzieri o il papa, che a condannare, emarginare ed espellere gli assassini fascisti presenti tra loro. Se questa maggioranza silenziosa consente che una guerra venga condotta in suo nome, allora, in definitiva, in quella guerra diventa complice.
E forse allora, dopo tutto, sta effettivamente iniziando una guerra di religione, perché ai peggiori tra noi viene concesso di dettare l'agenda al resto di noi, e perché i fanatici, che fanno sul serio, non incontrano un'opposizione sufficientemente forte da parte della «loro gente».
E se è così, allora i vincitori di una simile guerra non devono essere gli ottusi, quelli che marciano in battaglia, come sempre, con Dio al loro fianco. Scegliere la nonfede è scegliere la ragione contro il dogma, fidarsi della nostra umanità invece di tutte queste pericolose divinità. E dunque, come siamo arrivati qui? Non cercare la risposta nei libri di storia «sacri». L'imperfetta conoscenza umana magari sarà una via accidentata e piena di insidie, ma è la sola strada alla saggezza che valga la pena imboccare. Virgilio, che credeva che l'apicoltore Aristeo potesse generare spontaneamente nuove api dalla carcassa putrefatta di una mucca, era più vicino alla verità sulle origini di tutti i venerati libri antichi.
Le saggezze antiche sono sciocchezze moderne. Vivi nel tuo tempo, usa quello che conosci e quando sarai diventato adulto, forse finalmente la razza umana sarà diventata adulta con te e avrà messo da parte le cose da bambini.
Come dice la canzone, It's easy if you try, se ci provi è facile.
Quanto alla moralità, il secondo grande interrogativo - come dobbiamo vivere? Quali sono le cose giuste da fare, e quali quelle sbagliate? - dipenderà se sarai disposto, o disposta, a pensare con la tua testa. Solo tu puoi decidere se vuoi che siano i preti a elargirti la legge, e accettare che il bene e il male siano, in qualche modo, esterni a noi stessi. A mio parere, la religione, anche nella sua versione più sofisticata, essenzialmente infantilizza il nostro io etico fissando infallibili Arbitri morali e irredimibili Tentatori immorali al di sopra di noi; i genitori eterni, bene e male, luce e ombra del regno ultraterreno.
Come potremo, dunque, compiere scelte etiche senza un regolamento o un giudice divino? La nonfede è solo il primo passo della lunga deriva verso la morte cerebrale del relativismo culturale, in base al quale molte cose insopportabili - la circoncisione femminile, per nominarne soltanto una – possono essere giustificate con la specificità culturale, e può essere ignorata anche l'universalità dei diritti umani? (Quest'ultimo capolavoro di disfacimento morale trova sostenitori in alcuni tra i regimi più autoritari del pianeta, e anche, ed è inquietante, sugli editoriali del Daily Telegraph).
No, non è il primo passo verso il relativismo culturale, ma le ragioni per sostenere questa tesi non sono così chiare e distinte. Solo l'ideologia radicale è chiara e distinta. La libertà, che è la parola che uso per definire la posizione etico-laica, è inevitabilmente più confusa. Sì, la libertà è quello spazio in cui può regnare la contraddizione, è un dibattito infinito. Non è, in sé, la risposta all'interrogativo morale, è la conversazione su quell'interrogativo.
Ed è molto di più di semplice relativismo, perché non è semplicemente un chiacchiericcio senza fine, ma un luogo in cui si compiono le scelte e si definiscono e difendono i valori. La libertà intellettuale, nella storia europea, ha significato principalmente libertà dai vincoli della Chiesa, non dai vincoli dello Stato. Questa è la battaglia che combatteva Voltaire, ed è anche quello che tutti i sei miliardi di noi potremmo fare per noi stessi, la rivoluzione in cui ognuno di noi potrebbe giocare la sua piccola, seimiliardesima parte: potremmo, una volta per tutte, rifiutare di permettere ai preti e alle storie immaginarie in nome delle quali essi pretendono di parlare, di essere i poliziotti delle nostre libertà e del nostro comportamento. Potremmo, una volta per tutte, rimettere le storie nei libri, rimettere i libri sugli scaffali e vedere il mondo semplice e sdogmatizzato.
Immagina che non ci sia nessun regno dei cieli, mio caro seimiliardesimo, e improvvisamente il cielo cesserà di avere limiti.
Salman Rushdie
venerdì 25 gennaio 2008
giovedì 24 gennaio 2008
4) anticlericale
La civiltà non raggiungerà la perfezione finché l'ultima pietra dell'ultima chiesa non sarà caduta sull'ultimo prete.
Emile Zola
Emile Zola
domenica 20 gennaio 2008
3) aforismi
La verità è sempre nuda, basta questo per capire che razza di zoccola è.
Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa.
Amore è tutto ciò che si può ancora tradire.
Il segreto della giovinezza è quello di averci la mente porca.
sabato 19 gennaio 2008
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